APPROFONDIMENTI

L’ORTOPEDIA DEL FUTURO SARÀ INTELLIGENTE, CONDIVISA E SEMPRE PIÙ UMANA

Giovedì 26 Febbraio 2026

Il Dr. Piergiuseppe Perazzini, Responsabile Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia di Clinica San Francesco, in questa intervista ci racconta come le nuove tecnologie - dalla robotica all’intelligenza artificiale - stiano riscrivendo la pratica ortopedica.

 

Dottore, lei ha vissuto l’intera evoluzione della chirurgia robotica: dove stiamo andando?

L’ortopedia è una delle branche più influenzate dall’innovazione tecnologica. Operiamo sulle articolazioni, impiantiamo protesi, riduciamo e stabilizziamo fratture: servono gesti di assoluta precisione. I sistemi robotici ci permettono di eseguire queste operazioni con una pianificazione e una accuratezza impensabili fino a pochi anni fa. Grazie a tecnologie avanzate come la TAC 3D o altri sistemi di mappatura, possiamo pianificare l’intervento millimetro per millimetro: posizione della protesi, dimensioni, angoli, geometria. E il robot esegue con una precisione costante, riducendo i margini di errore”.

 

Cosa cambierà nei sistemi robotici di nuova generazione?

Saranno più rapidi, più intuitivi. I software miglioreranno ancora e le interfacce diventeranno più versatili. Oggi ogni azienda ha il "suo" robot, compatibile solo con i propri materiali. Forse domani avremo piattaforme più aperte, utilizzabili da tutti. Un robot attivo, che opera in autonomia, esiste già in India. Ma resta il problema della sensibilità: la capacità di "sentire" l’osso, di adattarsi alla situazione reale. L’esperienza del chirurgo resta fondamentale, soprattutto nei casi complessi. Il robot è un aiuto straordinario, ma è l’uomo a decidere, interpretare, adattare. Il futuro sarà una collaborazione uomo-macchina sempre più stretta”.

 

Quanto contano AI e realtà aumentata in questo scenario?

Saranno decisive. L’intelligenza artificiale ci aiuterà a confrontare milioni di casi, per capire qual è la soluzione migliore per un paziente con quella specifica età, morfologia, patologia. Questo significa personalizzare l’intervento in modo profondo, individuale. E significa anche evitare errori perché già prima dell’intervento il chirurgo avrà una base di informazioni importanti”.

 

E la realtà aumentata?

La realtà aumentata ci permette di 'vedere oltre' durante l’intervento: sapere cosa c’è sotto i tessuti, agire con meno invasività, condividere in tempo reale il campo operatorio con colleghi a migliaia di chilometri di distanza. È già possibile tutto questo con uno dei sistemi presenti ora sul mercato: il visore trasmette tutto e un collega può guidarti da remoto”.

 

In questo scenario così tecnologico, come cambierà la figura del chirurgo ortopedico?

Dovrà avere una formazione nuova, tecnologica: ritengo sia fondamentale che venga inserita già nel corso di specializzazione la branca della chirurgia robotica. Tuttavia, la nuova figura del chirurgo ortopedico non potrà mai prescindere dalla chirurgia tradizionale. Un robot può bloccarsi o una procedura può abortire per la perdita dei dati acquisiti causa la mobilizzazione di un’antenna: il chirurgo deve sapere intervenire con le proprie mani, avere un bagaglio tecnico solido, saper gestire l’imprevisto. Nel momento in cui il professionista ha un bagaglio culturale importante riesce a sfruttare il sistema al meglio, perché ha già avuto modo di capire quali sono le difficoltà che ha nell’utilizzare una metodica tradizionale. Sono due processi che procedono in parallelo, uno non esclude l’altro”.

 

Serve ancora la mano del chirurgo?

Assolutamente sì. La chirurgia robotica è uno strumento. Il vero valore è chi la utilizza, da quanto tempo, con quali risultati. Un sistema avanzato in mano a un professionista esperto può davvero fare la differenza. Ma non è la macchina a garantire il successo: è l’esperienza del chirurgo, la sua capacità di pianificare e decidere”.

 

Qual è, in fondo, la sua visione dell’ortopedia del futuro?

Una chirurgia più intelligente, predittiva, standardizzata, con risultati prevedibili e di livello sempre più elevato. Ma anche una medicina che non dimentica l’aspetto umano. Le tecnologie ci aiutano a fare meglio, ma non devono mai sostituire il pensiero, l’esperienza, la relazione. L’eccellenza nasce quando queste due dimensioni - tecnica e umana - viaggiano insieme. La tecnologia ci dà strumenti incredibili: sta a noi usarli per creare un futuro medico più efficace, più umano, più sicuro”.

L’ortopedia del futuro sarà intelligente, condivisa e sempre più umana